domenica 10 novembre 2013

the Samsara Club

"La mente - spiega la monaca buddhista Robina Courtin - è un flusso di milioni e milioni di pensieri. Sono pensieri ai quali noi crediamo ciecamente. Che modellano, momento dopo momento, la nostra stessa mente e la persona che siamo.
Spesso gli altri, le persone che incontriamo e con le quali viviamo ogni giorno, non hanno la stessa visione. A volte si generano dei conflitti, e questo ci fa soffrire. A volte il conflitto sorge e si sviluppa solo dentro di noi - come in un cortocircuito interno del pensiero -, generato dalla confusione e dall'errore.
Avversione, Attaccamento, Ignoranza sono i tre 'veleni', cioè i tre motivi per cui soffriamo a causa degli inganni della mente".
Così veniamo presi dentro ad un meccanismo in cui crediamo alle apparenze create dalla nostra stessa mente, che si dibatte tra 51 stati mentali diversi e illusori in cui perdersi. Ciascuno di questi stati mentali (positivi, negativi o neutri) è il risultato del frutto karmico piantato nel passato, che matura nel qui e ora.
E i frutti delle nostre azioni (karma) maturano infallibilmente, prima o poi.
E' logico, è scientifico! E' come la legge fisica di Newton, "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". E se questo principio viene accettato universalmente come una legge scientifica applicabile alle 'cose', perché non potrebbe essere vera anche per gli esseri senzienti in generale, quindi anche per noi?
"Provate! Indagate! Sperimentate! Non date ascolto a chi vi chiede di credere punto e basta" - dice Robina - con il suo modo diretto, a volte brusco, ma sempre molto lucido.
"Buddha era un tipo comune, come noi, che però è stato in grado di guardare oltre l'apparenza dei fenomeni per indagarne le leggi di causa e di effetto. E ci esorta a fare altrettanto: a verificare se le sue verità siano valide o no. Ma, molto spesso - spiega la monaca - preferiamo pensare di non avere responsabilità in quello che ci succede… non è colpa mia! - ci ripetiamo - sono gli altri che mi hanno fatto questo!"
E il nostro ego si attacca ad ogni possibile versione illusoria della realtà: e più crediamo alle storie proiettate dalla nostra mente confusa, più - paradossalmente - ci sentiamo insoddisfatti.

Ven Robina Courtin
E allora? Come dovremmo comportarci?
"E' necessario - spiega Robina - accettare il fatto che ogni piccola cosa che ci succede, in ogni istante della nostra vita, dipende in ultima analisi da noi. Così come una rosa non potrebbe fiorire se il suo seme non fosse stato piantato nella terra; così gli eventi della nostra vita sono il risultato di azioni, pensieri e intenzioni che noi abbiamo 'seminato' nel nostro passato. E le situazioni in cui ci sembra di subire la volontà altrui, possono sempre essere interpretate con la consapevolezza e lo sguardo di chi è in grado di vedere oltre le apparenze. Le esperienze negative, invece di annientarci, ci dovrebbero nutrire".
Questi continui conflitti che come un traffico impazzito intasano la nostra mente (il samsara) possono essere dissolti da un comportamento giusto, dalla disciplina nell'uso della parola e soprattutto da una visione diversa e più limpida della realtà.

La scorsa settimana ho partecipato ad un fantastico seminario nell'Istituto Vajrayogini di Lavaur, vicino a Toulouse, in Francia. Il seminario si intitolava: "When the chocolate runs out" e la docente era la Ven. Robina Courtin, una monaca buddhista di tradizione tibetana Gelug. L'Istituto fa parte di una rete di fondazioni create da Lama Zopa Rinpoche e Lama Yeshe Rimpoche in tutto il mondo (la FPMT), che si rifà agli insegnamenti di Lama Tsongkhapa (XIV sec).
Robina Courtin è una persona davvero speciale: durante le giornate di seminario ci ha raccontato la sua incredibile vita e i passaggi che la hanno condotta a prendere rifugio nel buddhismo. Nata in una famiglia numerosa (7 figli) australiana molto religiosa (cattolica), visse un'infanzia davvero dura, in cui le fu 'diagnosticata' - come a quasi tutti i suoi fratelli e sorelle - una sindrome maniaco depressiva. Cresciuta in convento e con l'idea fissa di diventare sacerdote (come dice lei) e al contempo abituata ad un ambiente familiare che definiremmo borderline, Robina si innamorò della musica di Billie Holliday e cominciò a studiare canto con gli insegnamenti materni. 
Nel pieno degli anni '60 scappò a Londra, e con l'entusiasmo dei suoi 23 anni si impegnò nelle proteste sociali e politiche dell'epoca: una giovane donna indipendente, con molti amanti e molte avventure, in spirito sex, drugs and rock'n roll (o meglio: sex, drugs and jazz). Poi seguirono periodi di rifiuto totale degli uomini, (e lì la nostra Robina diventa lesbica, femminista e separatista), e poi rifiuto della politica e poi rifiuto dei ricchi e potenti e poi… e siccome non poteva odiare tutta l'umanità - e c'era rimasta soltanto lei stessa da odiare - cominciò a dedicarsi al Kung fu a tempo pieno.
Un giorno - "il giorno della mia salvezza", lo definisce lei - a causa di un incidente, non fu più possibile praticare le arti marziali. Robina era furente (e vi garantisco che deve essere stato così, dato il carattere che conserva ancora oggi), ma ebbe occasione di incontrare Lama Zopa e Lama Yeshe, che divennero in breve i suoi maestri spirituali. Aveva 31 anni.


Se potete, date un'occhiata al sito di Robina, c'è anche il trailer del documentario sulla sua vita.
E sempre se potete, ascoltate qualche brano dei suoi insegnamenti, disponibili sul sito dell'Istituto Vajrayogini...

3 commenti:

Alessandro ha detto...

Che storia! Una vita così è più di un romanzo. Mi incuriosisce tutto quello che scrivi di questa Robina, a cominciare dal nome. E anche il resto, ovviamente. I 51 stati mentali, ad esempio. Perché 51? Nella cornice di un posto che, dalle foto che hai postato, sembra davvero bello, un po' irreale, sospeso tra Oriente e un Occidente decadente e nebbioso...

Chandana S. ha detto...

E' veramente interessante questa storia!Ed il suo è un percorso bellissimo,per quanto difficile credo.Grazie per aver scritto questo post!

Elisa Chiodarelli ha detto...

ciao Prof!
vero?! anch'io prima di partire ero curiosissima di incontrare Robina Courtin. Se l'anno prossimo dovesse venire in Italia (a Pomaia, per esempio), ti avverto :-)
E per quanto riguarda gli stati mentali, la forma mentis indiana - e quindi anche quella buddhista, che ha le radici ben piantate nel subcontinente - è abituata a classificare, enumerare e sistematizzare la conoscenza. Quindi nei testi si trovano spesso i concetti esposti secondo schemi gerarchici, gruppi, elenchi, ecc.

Chandana, grazie a te per essere passata di qua; proverò a scrivere ancora su questo tema: il seminario è durato una settimana e Robina ha detto tante cose molto interessanti :)

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